La vocazione è il processo di designazione, effettuato per legge o per testamento, di coloro che sono chiamati a succedere al defunto.
Essa rappresenta il primo passaggio nell’apertura della successione.
Nel momento in cui una persona designa un’altra quale suo erede, sta facendo una vocazione che tale rimane fin quando il beneficiario non decide di accettare o rinunciare all’eredità.
In assenza di testamento invece la vocazione viene fatta dalla legge nell’individuare i soggetti astrattamente titolari del diritto a succedere.
Anche in questo caso, la vocazione determina l’acquisizione della qualità di erede solo a seguito dell’accettazione dell’eredità.
Dunque il vocato all’eredità è l’erede potenziale, colui cioè che è chiamato a scegliere se accettare o meno l’eredità.
La delazione è il momento in cui le situazioni giuridiche soggettive vengono messe a disposizione dei chiamati o “delati”.
Questi ultimi, a seguito della delazione, possono accettare o rinunciare all’eredità.
Una volta identificati i vocati, è quindi possibile concretamente mettere a loro disposizione le situazioni giuridiche soggettive delazione).
I chiamati (definiti anche “delati”) possono quindi accettare divenendo in tal modo eredi.
Di norma, la vocazione coincide con la delazione: difatti, al momento della morte di un soggetto, il patrimonio ereditario è già messo a disposizione dei potenziali eredi che sono immediatamente in grado di accettare o rinunciare all’eredità.
La coincidenza tra vocazione e delazione può mancare nei casi in cui la delazione non è immediata ma differita a un momento successivo ed eventuale.
Questo può accadere, per esempio, quando l’istituto beneficiario è un nascituro o quando l’eredità è condizionata a un evento futuro.
Immaginiamo che una nonna lasci in eredità una somma di denaro a un nipote che deve ancora nascere.
In questo caso, il nipote è un “vocato” ma non diventa un “delato” fino al momento della sua nascita.
Fino a quel momento, non può accettare o rinunciare all’eredità.
In questi casi il vocato rimane tale (e non acquista anche la qualifica di delato) fino a quando non si verifica l’evento che realizza concretamente la delazione (ad esempio la nascita, il verificarsi della condizione, ecc.).
Fino a quando la delazione non diventa attuale, pertanto, il vocato non può esercitare i poteri tipici che la legge gli riserva.